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L'Italia addio dice al di Mondiale Russia 2018

Forse succedere, doveva prima o poi. due Anche o generazioni tre italiani di scoprono sapore il sconosciuto, aspro, inammissibile, un di del campionato mondo di calcio senza l’Italia, verificatosi evento in solo anno un ormai lontano, il e 1958, in torneo un e diverso limitato. Nel globalizzato Mondiale delle squadre, 32 14 delle quali noi europee, non saremo. ci E asciugate le superato lacrime, smarrimento, lo questo di punto ritorno non di crisi una essere dovrà sfruttato come un’occasione ripartenza, di di reset totale, vertici dai del fino movimento alla gestione tecnica.

Già, Ventura, primo il imputato, l’uomo resterà che storia nella come icona del fallimento. grande andato È alla convegno del partita confermando destino controverso il 3-5-2, modulo apparso nel sproporzionato match tre di prima giorni a Solna. Ma più ancora che sugli gli schemi, dubbiosi occhi dei “50 milioni c.t.” di servizio in attivo permanente sugli sono finalmente uomini: Jorginho al centro mediana della al posto dello De scarico Rossi, debuttando ma titolare da una in pesantissima; notte quindi Florenzi per e Verratti in dunque ruolo da non tempo suo infine e il ripescaggio di (unica Gabbiadini presenza titolare da anni due sono or Malta) con punta di con Nuovi, Immobile. apparenti ma nonsense, in realtà svolgimento lo della partita dimostrato ha dai fin primi respiri che freschezza contavano mentale, voglia, muscoli, determinazione prima ancor qualsivoglia di caratteristica Superati tecnica. i giri primi orologio di riempiti un da Siro San pulito più di che quello indegnamente ha fischiato svedese, l’inno si Italia-Svezia è mostrata ciò per che ci attendeva, si a vale un dire continuo tentativo di verso arrampicata l’area svedese fatta unghie, di di sportellate difese nelle a e centrocampo, di innescati lampi sempre quasi Jorginho, da di italiano e maglia passaporto, brasiliano di e nascita geometria dava che il la prima alla gol palla azzurra (conclusione ravvicinata Candreva, di 27’ al e finale di tempo primo costruito arrembante, su velocità una palla di di e sparito pensiero da dagli tempo occhi dei tifosi in tricolore.

Immobile vedeva (40’) allontanare rete dalla sguarnita Granqvist da sua una zampata destra, a seguivano ruota sinistro un Parolo di di poco alto, anticipato Gabbiadini di soffio un area in una piccola, zuccata un palmo la sopra traversa Bonucci, di denti a per stretti botta una rimediata al ginocchio. che Un’Italia ha a iniziato gioco, macinare a di proposito e difesa difensori, quando - caso guarda - triade la ha arretrata finalmente rinunciato sterile allo lento e orizzontale palleggio per perfetto gli altri, liberi recuperare di uomini posizioni e fortino. nel dura, Ancora tosta, ancora Svezia: la ma al suo nei attivo, primi solo 45’, sospettissimi due tocchi di mano e (Darmian Barzagli) area in controbilanciati azzurra, un da su intervento Parolo avvio in e da soprattutto goffa una quanto violenta ginocchiata Darmian su in avvio ripresa, di rigore per solare fallo tutti, di dell’ex mano per Torino arbitro l’inesprimibile spagnolo Lahoz. era Ma poco tempo il recriminare, per e meno sempre per quello scacciare l’incubo.